Un’aria non esattamente “fresca”, un portamento un pò sbandato, una voce roca tipica di quei country-man che hanno esagerato coi gin e le sigarette…una voce adulta e melodica, la schiena ricurva e la tipica espressione di chi è stanco e provato ma felice perchè sta facendo esattamente ciò che ama e sa fare meglio.
Sembrerebbe la descrizione di un coetaneo di Johnny Cash, ma lui di anni ne ha solo 22.

Paolo Nutini, venerdì 27 novembre ha rimesso piede nella terra da cui per metà lui stesso ha origine (padre italiano e madre scozzese): l’accoglienza italiana è stata a dir poco calorosa.

L’età media dei fans era piuttosto bassa, il Teatro Saschall sembrava quasi tramutato in una grande sala per la festa del liceo.

Il primo a comparire sul palco è stato un ragazzino che sembrava volesse emulare una sorta di hippie fiabesco, con i capelli rosa, una tunica in tela grezza colorata, una voce simil-bob marley ma più infantile e una chitarra acustica il cui ritmo avrebbe invogliato chiunque a prendere possesso di un simile strumento pur non sapendo suonare. I corpi hanno iniziato grazie a lui a muoversi.

Terminato il pre-show, con impazienza tutti hanno atteso l’inizio del vero spettacolo.

Un gruppo di musicisti ha preso posto sul palco e, finalmente è comparso anche Lui: un look senza troppe pretese da idolo fashion delle ragazzine, ruolo del quale ormai rimane traccia solo nella sua lunga frangia ribelle che gli ricopre fronte e occhi (troppo spesso chiusi) quasi a nascondere quelle sue occhiaie, più evidenti del previsto.

Il suo cantato un pò distorto, urlato e “sbiascicato” iniziale ha corso il rischio di confondere: si trattava di entusiasmo o pura ubriachezza? il suo pronunciare “rum” all’interno di una frase segnata da un incomprensibile accento scozzese ci ha rivelato che forse i suoi modi erano davvero dovuti a qualche drink di troppo.

Ma i nostri timori che questo “mood” potesse in qualche modo rovinare le nostre canzoni preferite sono svaniti presto, quando Paolo è tornato in sè e la sua voce ha cominciato a riavvicinarsi a quella che avevamo conosciuto in “these streets”, l’album di esordio che lo aveva consacrato al successo.

L’alternanza tra i brani vecchi decisamente più “pop” e gli ultimi segnati da una vena country (quelli tratti da “sunny side up”), unita all’equilibrio tra quelli più ritmati e le ballad, tra quelli solo voce e chitarra e quelli in cui l’intera band prendeva parte al tripudio di note, ha fatto sì che lo spettacolo non fosse mai ripetitivo o borioso.

Un grandissimo contributo al successo dello show è da attribuire ai componenti della supporter band, tutti eccellenti musicisti il cui rapporto scherzoso e confidenziale con il frontman ha trasmesso al pubblico quello spirito rilassato e allegro senza il quale si sarebbe perso metà del divertimento.

L’espressività a volte anche troppo accentuata di Paolo Nutini ha il potere di proiettare chi gli sta davanti in un mondo parallelo.
Un mondo in cui la platea non è più gremita, lo spazio si trasforma anzi in un vecchio saloon rivestito in legno in cui un cappello di paglia si intonerebbe benissimo e in cui quella voce e quella chitarra colpirebbero dritte al cuore l’ascoltatore, che potrebbe incantarsi e lasciarsi cullare dal suono soft delle ballate o, perchè no, lasciarsi andare in un ballo country un pò sorpassato, prendendo sotto braccio questo cantante dall’accento buffo, che ha dimostrato con decisione di non essere più quel ragazzino che camminava per la strada cantando felice e inneggiando alle sue scarpe nuove.”

di Eugenia Angelini

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