Bisogna dirlo: la fama di città come Siena e Firenze non è dovuta solo alla loro storia e alla loro condizione di città d’arte, molto del loro fascino è associato alle cose buone da mangiare che vi si possono trovare!
Ho fatto una mia personale ricerca sulle ricette toscane e senesi in particolare e ho voluto provare direttamente “sul campo” (è proprio il caso di dirlo) alcune delle mie scoperte.
E così ho arricchito il mio vocabolario e il mio bagaglio di esperienze enogastronomiche in un ristorante del centro cittadino. Inutile dire che il fascino di una bella tagliata di manzo si sposa benissimo con l’architettura dei luoghi. Tralasciando i posti più noti come Piazza del Campo con la Torre del Mangia e il Duomo, molto belli sono Fontebranda, l’oratorio di Santa Caterina, la chiesa di San Domenico (e la splendida vista di questa chiesa dal balcone di via Diacceto!), la chiesa di Santa Maria in Provenzano, a cui è dedicato il Palio di luglio, la più austera chiesa di San Francesco, i Bottini sotterranei (visitabili solo su prenotazione, facendo richiesta al Comune di Siena), il panorama sulla chiesa di Santa Maria dei Servi che si vede da via del Casato, l’Orto dei Pecci e quello dei Tolomei, dove è anche la sede della contrada della Tartuca, per non parlare poi dei musei di ogni singola contrada.
Ma tornando al pranzo, il nostro menù del giorno prevedeva: crostini “neri” (fette di pane abbrustolito coperte da un impasto a  base di fegatini di pollo), pici all’aglione (una specie di spaghetti grossolani e tozzi, fatti a mano), tagliata di manzo e per finire, panforte, dal sapore speziato e con la frutta candita. Poi, senza che li avessimo chiesti, ci hanno portato ricciarelli, cantucci e vin santo. A dire la verità ho evitato di bagnare i biscotti nel vin santo per gustare in pieno i sapori di entrambi.

Da neofita della cucina toscana ho osato chiedere al cameriere che la carne fosse ben cotta. Dopo cinque minuti mi vedo arrivare il cuoco che con un tono da finto arrabbiato mi ha fatto una bella scenata: “se la vuole ben cotta, la tagliata dovrà andarla a mangiare da un’altra parte!” La tagliata di manzo infatti è alta 4-5 centimetri e va tenuta pochissimo sul fuoco, non più di 5 minuti per lato, e in questo modo rimane morbida e gustosa.

Una bella domenica assolata di fine inverno, un caffè seduti a un tavolino in Piazza del Campo, le frittelle di san Giuseppe comprate al banchino di legno montato apposta in questo periodo dell’anno (il 19 marzo la contrada dell’Onda, per le cui vie un tempo c’eran omolte botteghe di falegnami, festeggia san Giuseppe con le frittelle di riso).

È il consiglio che mi sento di dare a tutti coloro che cercano un itinerario completo in un luogo speciale, dove la gente ha capito da secoli che vivere bene significa rapportarsi con armonia all’ambiente e alle tradizioni. Una ricetta che vale anche a tavola!