Dante e Gabriele D’Annunzio (che qui scrisse gran parte dell’ Alcyone nel 1901) sono stati ospiti di questo magnifico castello casentinese di cui, purtroppo, poco è rimasto in piedi – non per opera della guerra, ma di un terremoto che lo ha colpito nel 1579.
Poco sì, ma abbastanza per lasciare andare l’immaginazione e far capire come il maestoso Castello di Romena abbia fatto da culla creativa ai questi due geni – paesaggi mozzafiato e un’imponenza senza paragone.Un viale fiancheggiato dai cipressi centenari conducono alle porte di ingresso. Al cassero, oggi un bel prato, si accede attraversando il ponte levatoio. Il gioco è fatto – ogni visitatore si sente parte del contesto, personaggio di una favola viva. Le tre torri rimaste ancora in piedi completano questa magica atmosfera.
Mi sono concessa di tornare bambina in questa visita, per sentirmi anch’io un po’ maestosa, come una regina della bellissima valle del Casentino, la padrona “improvvisata” della residenza del Conte Guido Alberto Marchesi di Spoleto.Persa nel tempo e trasportata al Medioevo dai venti che accarezzano il colle alto 621 metri sulla cui cima è stato costruito Romena, immagino i potenti nobili che vissero in questo castello, che oggi tramanda il potere e lo sfarzo di un tempo agli occhi sbalorditi di noi visitatori.
Sono rimasta colpita dalla storia di questo luogo a cui non mancano ingredienti per comporre un vero romanzo – intrighi, crimini, drammi, prigionieri chiusi in una torre inespugnabile ed ospiti illustri.
Le prime testimonianze sul castello risalgono a 1088 e uno degli avvenimenti più noti – poi immortalati da Dante Alighieri nel canto XXX dell’Inferno della Divina Commedia – è stato quello della falsificazione di fiorini d’oro della Repubblica di Firenze per opera di Mastro Adamo da Brescia su istigazione dei Guidi di Romena.
Il povero uomo fu preso, torturato e arso vivo, secondo alcuni, proprio nella località che viene chiamata “Omomorto ”. E’ possibile vedere il cartello dove si legge il nome – non senza provare un brivido – dalla strada della Consuma. Dicono che questo contesto abbia ispirato Dante a creare la conformazione architettonica a gironi dell’Inferno – abbastanza credibile, direi!Il sommo poeta è vissuto per qualche tempo a Romena dopo essere stato condannato all’esilio dalla sua amata Firenze, nel 1301. Attualmente, il castello situato nel comune di Pratovecchio, è di proprietà privata. Dopo l’edificazione del Castello di Poppi, alla fine del ‘200, Romena perse interesse e nel 1357 venne venduto al Comune di Firenze.











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