L’attività estrattiva sul Monte Amiata ha una storia antica: gli etruschi utilizzavano il cinabro, minerale da cui si ricava il mercurio, per dipingere terrecotte e affreschi tombali, scavando in profondità anche fino a 40 m. I maggiori giacimenti sono localizzati a Santa Fiora, Castell’Azzara, Abbadia San Salvatore e Piancastagnaio.
In epoca moderna lo sfruttamento industriale della miniera del Siele iniziò verso la metà dell’800. Il Siele era una struttura complessa costituita sia da miniere (gallerie e pozzi) sia da stabilimenti per la lavorazione del minerale. Nei primi del ’900, attorno al giacimento nacque un vero e proprio villaggio, con abitazioni, scuole e chiesa. Dopo un periodo di forte espansione, anche a seguito delle commesse dell’industria bellica, l’attività mineraria fu interrotta nel 1973: si trattava della terza miniera più grande del mondo, dopo Almadén (in Spagna) e Abbadia San Salvatore.
Oggi l’impianto è stato bonificato e parzialmente recuperato, quale testimonianza storico-culturale del territorio amiatino.
Oggi l’impianto è stato bonificato e parzialmente recuperato, quale testimonianza storico-culturale del territorio amiatino.
La miniera del Siele si trova all’interno della Riserva Naturale del Pigelleto, il “pigello” è il nome con cui gli amiatini chiamano l’abete bianco, un albero maestoso che può raggiungere 50 m di altezza. Il percorso trekking attraversa la Riserva fino ad arrivare al villaggio minerario, dove è possibile visitare lo stabilimento per la lavorazione del cinabro e le abitazioni dei minatori.
Si consiglia la visita alla Villa la Sforzesca a Castell’Azzara, al Parco Museo delle acque di Santa Fiora e al Museo delle Miniere di mercurio del Monte Amiata.
Apertura: Tutto l’anno.
Itinerario di visita: È previsto un facile itinerario di 6h (o 4h con rientro in pullman).
Accesso ai disabili: No

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