I Medici, nel 1626, realizzarono il Barco Reale, una riserva di caccia circondata da un muro di circa 50 km, nell'area del Montalbano, per salvaguardare cinghiali, lepri, starne, fagiani, cuturnici, francolini, ma anche per poter disporre di selvaggina da destinare alle cacce dei Granduca. Era prevista una rigida salvaguardia dei boschi (querce, cerri, castagni, gelsi, pini, lecci, abeti, olmi, noci, cipressi, ecc.) e arbusti (scopa, ginepro, mirto, marruca, ecc.).
Nei primi decenni del XVII secolo le cacce subirono un certo declino e anche il Barco subì lentamente l'abbandono e la decadenza; con il passaggio della proprietà ai Lorena (1736) la gestione delle fattorie venne affidata agli affittuari che rappresentavano gli interessi dei padroni dinanzi ai contadini.
Dopo la metà del XVIII secolo, la diminuzione del commercio del legname e la consistenza dei lavori necessari a rimettere in sesto i recinti e i terreni interni della riserva, determinò una situazione di stasi sbloccata solo dopo la salita al trono di Pietro Leopoldo (1765), allorché furono presi provvedimenti decisivi per la sorte del Barco. Per gli alti costi di gestione, iniziò la "sbandita" che portò ad una diversa destinazione di queste aree.
Della recinzione muraria che in origine costituiva il limite della riserva, attualmente rimangono tracce e resti più o meno ben conservati, su 30 chilometri. La muratura è in bozze irregolari di pietra arenaria e arenaria macigno, di dimensioni molto grandi, legati con calce. Il muro era intervallato da cancelli e chiuse a cateratte; i cancelli sono scomparsi mentre restano alcune cateratte. I resti del muro sono un "bene culturale" che va salvaguardato e valorizzato.
In località Poggio alla Malva, attraverso una porta monumentale con ampio arco bugnato, si accede al Barchetto della Pineta. Esso, seppur costruito 70 anni prima del Barco Reale, era parte integrante della tenuta di caccia della famiglia De' Medici che comprendeva gran parte del territorio dei Comuni di Carmignano e di Poggio a Caiano, delimitata da un muro di cinta alto due metri e lungo 52 km. L'antico complesso della Pineta, oggi in abbandono, era costituito da edifici con pianta a U e due torri medievali che rappresentavano un buon punto di osservazione del corso dell'Arno.
(Fonte: Apt Prato)






