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Abbazia di San Salvatore

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Abbazia di San Salvatore

Esempio di protoromanico in Toscana.

Sulle pendici del Monte Amiata, sorge la ridente cittadina di Abbadia S. Salvatore che accoglie uno dei più famosi archicenobi di S. Benedetto.

Di stili romanico, fu consacrata sotto l’ Abate Winizzo nel 1035. La soluzione ricordata della facciata, lo schema a croce latina che si può ritenere il primo del genere comparso nel senese e  l’ eccezionalità della cripta fanno della Chiesa di San Salvatore uno degli esempi più interessanti dell’ architettura protoromantica Toscana. La nudità di queste dà un senso di sobria austerità a tutto l’ambiente, quasi sollecitando raccoglimento e contemplazione per l’avvicinamento dell’uomo a Dio.

A metà ‘600 la Chiesa venne trasformata, seguendo i canoni della Controriforma, con la demolizione delle prime due campate della cripta e l’ampliamento del corpo longitudinale, riservato ai fedeli, che venne anche sopraelevato. In questa occasione vennero rinnovate le decorazioni e gli altari, secondo il gusto barocco, e affrescato il presbiterio dai fratelli Francesco e Antonio Annibale Nasini.

Gli elementi architettonici barocchi vennero rimossi durante i restauri nel 1925, ma i Monaci Cistercensi, ritornati nel 1939 all’Abbazia, dopo aver revisionato nel 1963 i tetti ormai fatiscenti, interessarono di nuovo la Soprintendenza ai Monumenti e Belle Arti di Siena perché si intervenisse al più presto con i necessari e urgenti restauri. Furono ripresi i lavori  e fu così incentivato lo svuotamento della navata centrale, furono rimossi i loculi ancora pieni di ossa ed altre murature ingombranti.

Opere di rilievo:

La cripta o chiesa longobarda
Vi si accede per due scalinate, poste ai lati della scala centrale della chiesa.
Subito un’armonica e suggestiva alternanza di colonne con archi e volte a crociera sorprende l’occhio del visitatore. Un capolavoro di architettura quanto mai raro per l’epoca storica a cui esso risale. Il suo fascino è ancora più misterioso se si pensa alla leggenda, già ricordata negli affreschi del Nasini nella cappella del SS.mo Salvatore. La leggenda narra della visione avuta da Rachis, re dei Longobardi, in questo luogo durante una partita di caccia. Sulla cima di un abete gli sarebbe apparso il Salvatore che destò nell’animo del re un ardore religioso tale da indurlo a costruire qui un abbazia benedettina, forse nel 745, e poi a ritirarsi nel Monastero di Montecassino fino al 756 quando, in seguito alla morte del fratello Astolfo , torna a Pavia, acclamato re dei Longobardi. Ma per la mediazione di Papa Stefano II, dopo soli tre mesi, rientra a Cassino, dove muore nel 763. Aveva regnato in tutto 4 anni e 9 mesi.

I tesori
L’ Abbazia possedeva tesori di argenteria e oro, dopo le gravi perdite subite dopo la soppressione nel tesoro fanno parte  numerosi reliquiari in artistico legno dorato: dal Busto di S. Marco Papa in bronzo dorato, dalla Casula a lui attribuita e dal  reliquiario  scoto-irlandese del VII o VIII secolo.
Il busto-reliquiario del S. Patrono – S. Marco Papa:
Eseguito nel 1381 per ordine dell’Abate  Giovanni da Firenze in bronzo dorato, ha un altezza di cm. 62. Il busto sorretto da quattro zampe ferine, ha grande finezza di lavorazione, resa ancora più armoniosa dal balzo della barba e dei capelli; la bocca semichiusa, lascia intravedere la reliquia. Sul collo corre una fascia che porta inciso il nome del committente  e l’anno di esecuzione. All’ interno del reliquiario è custodito il capo del santo.

 







(Fonte: Abbazia San Salvatore)


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