Vita eremitica e cenobitica, ovvero i luoghi della solitudine e quelli della vita collettiva, sono tradotti dai due elementi architettonici fondamentali: la cella e la chiesa. Il suo attuale aspetto fu completamente rinnovato e trasformato durante il periodo barocco ed alla fine del secolo XVIII, periodo durante il quale i più valenti artisti del Settecento arricchirono la Certosa. Maestranze carraresi lavorarono alla facciata e nell’interno, estremamente ricco di affreschi, marmi policromi e lavori lignei. I tre chiostri, quello del priore, quello capitolare e il chiostro grande sono abbelliti dalle arcate erette e dai silenziosi e suggestivi ambulacri. Al centro la fontana divide un giardino rinascimentale che rimanda alle celle dei monaci certosini, famosi per la pazienza e la cura dei lavori da loro prodotti nel settore artistico, scientifico e letterario. Gli ultimi monaci hanno lasciato la Certosa nel 1972 e da allora, grazie a complessi restauri, sono stati resi visitabili le celle (ognuna con piccolo giardino e laboratorio per il lavoro manuale), i chiostri, i loggiati, il refettorio, la chiesa, il Capitolo e la biblioteca che conserva numerosi manoscritti ed antichi testi; e ancora la foresteria, il frantoio, il granaio, la farmacia, l’appartamento del Priore e quello del Granduca.

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