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Fontana del Porcellino, Firenze

La leggenda narra che il futuro riserverà fortuna a chi posa una moneta sul muso del porcellino e la lascia scivolare facendola cadere nelle grate sottostanti

La tradizione popolare vuole che toccare il naso del porcellino porti fortuna, che infatti risplende per la continua lucidatura quotidiana di centinaia di mani. La procedura completa per ottenere un buon auspicio consisterebbe nel mettere una monetina in bocca al porcellino dopo averne strofinato il naso: se la monetina cadendo oltrepassa la grata dove cade l'acqua porterà fortuna, altrimenti no. In realtà l'inclinazione è tale che solo le monete più pesanti cadono nelle fessure, per la soddisfazione dell'amministrazione comunale che le può raccogliere.

Il nome popolare della statua bronzea del "Porcellino" è improprio perché raffigura un cinghiale. Nella fontana si trova oggi una copia dell'opera di Pietro Tacca (1633), che a sua volta copiò un marmo ellenistico conservato oggi agli Uffizi. L'insieme venne fatto collocare nel 1640 da Cosimo II e si trovava davanti all'omonima spezieria del Porcellino, su via Por Santa Maria; nell'Ottocento, per facilitare la viabilità sulla strada, venne spostata nella posizione attuale sul lato sud, davanti all'odierna ex-Borsa Merci. La fontana aveva una funzione principalmente pratica, oltre che decorativa, perché approvvigionava l'acqua ai mercanti che commerciavano sotto la loggia, che a quel tempo erano specializzati nella compravendita di stoffe pregiati quali sete, broccati e panni di lana. Il basamento è di forma ottagonale, con la parte anteriore allungata in modo da accogliere una piccola vasca dove cade il rivolo d'acqua che esce dalla bocca del Porcellino. La base è arricchita da una raffigurazione, sempre in bronzo, dell'ambiente degli acquitrini dove vive il cinghiale, con piante e animali quali anfibi, rettili e molluschi, di notevole realismo. Anche la base che si vede non è più originale: rifatta nel 1897 da Clemente Papi per rimediare ai danni dall'usura nel tempo, nel 1988 fu rifusa da Ferdinando Marinelli, che esplicita un'incisione sul bordo destro.
Della fontana esistono numerose copie nel mondo: per esempio una è davanti all'Ospedale di Sydney, un'altra nel parco del castello di Enghien in Belgio.


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