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Lo studiolo di Francesco I, Palazzo Vecchio

La decorazione dello studiolo di Francesco I venne realizzata tra il 1570 e 1572 da Giorgio Vasari in collaborazione con una foltissima schiera di artisti su un programma iconografico elaborato insieme con Vincenzo Borghini, come attesta con puntualità la

L’ambiente però, che è ancor oggi visitabile all’interno di palazzo Vecchio, è il frutto della ricostruzione del 1910, realizzata soprattutto ad opera di Giovanni Poggi, in quanto lo studiolo originale fu smantellato molto presto, poco prima della morte del duca, già dal 1586. Uno dei primi problemi critici, che influenza parzialmente la lettura iconologica della stanza, nasce quindi dalle ipotesi circa la distribuzione originaria dei 34 pannelli dipinti sopravvissuti, che tra l’altro conosciamo con i titoli dedotti da elenchi burocratici della fine dell’800, quando essi erano sparsi per Firenze, anche in rapporto al soffitto affrescato e alle otto statuette di bronzo.
A partire dalle affermazioni dello stesso Borghini si deduce che lo studiolo nasceva come «guardarobba di cose rate et pretiose.. riposte nei propri armadi ciascuna nel suo genere...» e il tema fondamentale era quello del rapporto tra Arte e Natura illustrato al centro della volta affrescata nel riquadro con l’immagine di Prometeo che riceve dalla Natura una pietra preziosa. Accanto si distribuivano le rappresentazioni dei quattro elementi, i quattro legami esistenti tra di loro, cioè le qualità, e i quattro temperamenti, anch’essi collegati con le decorazioni sottostanti. Sulle pareti erano infatti previste due serie di dipinti, i superiori quadrati eseguiti su lavagna, gli inferiori ovali su tela. Le tavole dell'ordine superiore erano legate ad una illustrazione pratica di arti, mestieri, creazione o elaborazione di forme e oggetti nuovi derivati dai doni naturali provenienti dall'elemento sotto il cui segno sono disposti oppure esemplificazioni della ricerca di quei doni allo stato naturale. Gli ovali inferiori sono invece destinati alla rappresentazione di scene mitologiche o storiche in qualche modo legate al tema dominante e cioè alla predominanza naturale dell'elemento guida o all'azione esercitata sull'uomo da oggetti connessi. Diciotto tavole delle pareti fungevano da sportelli di altrettanti armadietti, ove erano riposti gli oggetti che avevano, secondo le indicazioni di Borghini, un rapporto di richiamo mnemonico con i soggetti rappresentati.
Tra le principali varianti all’attuale disposizione si ricorda la proposta dello Schaeffer, che correggeva la disposizione degli ovati dell’ordine inferiore: il dipinto di G.B.Naldini della Casa dei Sogni, essendo incongruente con l’elemento dell’acqua sotto il quale è ora collocato, andrebbe considerato come pannello di porta, singolarmente vuoto nelle ricostruzioni esistenti, piuttosto che sportello di armadio, a sottolineare il rapporto con l’adiacente camera da letto del Principe. Su questa ipotesi si innesta una particolare lettura dell’ambiente sviluppata da Gandolfo (1978) nella quale si arricchisce e si precisa l’evidente riferimento di tutta la decorazione all’alchimia, attività alla quale era dedito il committente, ricordato da Montaigne come «soigneuse un peu d'alchimie». L’esaltazione dello stato del sogno, in comune con la mascherata della Genealogia degli Dei del 1565 realizzata dagli stessi Borghini e Vasari, consiste nel vedere in questa dimensione la possibilità della liberazione da sé, della visione e della rivelazione di verità superiori. Per l'alchimista il sogno coinciderebbe con la morte prima, che si ricerca all'inizio del processo di trasmutazione degli elementi. La notte è la situazione di partenza che corrisponde alla Nigredo, quello stato di latenza che è presupposto per il raggiungimento della morte di bacio, la coniunctio con la Divinità


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