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“Più che la fame poté il digiuno”. La vicenda del conte Ugolino della Gherardesca

Storia, mistero e leggenda rivivono in un itinerario per conoscere più da vicino uno dei personaggi più conosciuti della Toscana

Tratto da "Slowtuscany". La Toscana raccontata da Damiano Andreini

 

Nella duecentesca chiesa di San Francesco a Pisa, sono conservate le ossa più misteriose e dibattute della nostra storia, quelle appartenute al Conte Ugolino della Gherardesca, lì sepolto nel 1289 insieme ad altri quattro fra suoi figli e nipoti.
Per secoli, Pisa era stata una delle maggiori potenze commerciali del mediterraneo ma l'inizio del suo declino fu segnato dalla sconfitta navale subita dalla flotta genovese nel 1284. Il conte Ugolino, potentissimo Podestà della Repubblica Marinara di Pisa, vide rapidamente scemare il proprio consenso e nel 1288, dopo averlo destituito, alcune potenti famiglie pisane alleate dell'Arcivescovo Ruggeri lo rinchiusero, insieme ai figli e ai nipoti, condannandoli alla morte per fame, in una torre che ancora oggi si affaccia su piazza dei Cavalieri.

Fin qui la storia, peraltro dai più ormai dimenticata; l'altra storia, quella che nessuno - tra il terrore e il disgusto - ha potuto dimenticare, aggiunge un elemento agghiacciante: Ugolino, negli ultimi giorni di agonia nella torre, si sarebbe cibato della carne dei suoi figli…
Ricordo che quando eravamo piccoli avevamo il terrore di passare dalle parti della "Torre della Fame": da sette secoli i bambini della Toscana pensano a Ugolino della Gherardesca come all'emblema della più crudele mostruosità. Ma com'è nata questa storia e quanta verità c'è davvero in essa?
Dante Alighieri, nella sua Commedia, racconta l'incontro con Ugolino nei meandri più profondi dell'inferno atto a rosicchiare il teschio dell'Arcivescovo pisano Ruggeri, uno tra gli avversari politici che in vita lo avevano rinchiuso nella torre.

Questa è la sua eterna "pena", ma quando si accorge dell' arrivo di Dante, comincia a raccontargli la sua storia e gli ultimi tragici momenti della sua esistenza: i figli, rinchiusi con lui nella torre, vedono il padre mordersi le mani per il dolore di una morte annunciata; alla vista di questo gesto, interpretato come un segno della fame del padre, i figli offrono - estremo gesto di amore filiale - di essere mangiati dal padre. Ma a quel punto Ugolino, per non suscitare ulteriore disperazione nei figli, rinuncia ad ogni espressione e si chiude nel proprio dolore. Dopo alcuni giorni i figli, uno dopo l'altro, muoiono di fame. L'evento tragico raccontato da Ugolino a Dante si chiude con quest'ultimo verso: "poscia, più che 'l dolor, poté il digiuno" ("dopodiché, più che il dolore, poté il digiuno."). Quest'ultimo verso allude a un  atto di cannibalismo del conte verso i suoi figli? Così ci è sempre stato raccontato. Dopo quelle parole, Ugolino non parla più con Dante, tornando a rodere il teschio del suo fatale avversario in vita, l'arcivescovo Ruggeri.

Ho letto e riletto i versi del poema dedicati da Dante all'incontro infernale con il Conte Ugolino. Molte parole pronunciate da quell'infelice sono in realtà di una disperata tenerezza verso i figli, costretti ad una morte tanto terribile quanto ingiusta ("…per due giorni continuai a chiamarli dopo che furono morti…"). Dante stesso, quasi contemporaneo del Conte, sembra nutrire una profonda compassione per quei giovani e l'unica colpa che fa al loro padre è di "aver tradito te [ Pisa ], delle castella [cedute a città nemiche]" e solo per questo immagina che egli si trovi all'inferno. "Più che il dolore, poté il digiuno…" è un verso che il Conte pronuncia per alludere alla propria morte; una morte che arrivò, ahimè, solo quando la fame, più potente del dolore, gli tolse la forza per continuare a chiamare i suoi figli. Un ultimo elemento, a mio avviso, potrebbe definitivamente scagionare Ugolino: può un uomo del XIII secolo e quasi ottantenne masticare qualcosa più duro di una minestrina? I topi, quelli sì, hanno denti forti ed affilati… Tutto sommato, possiamo - io credo - tornare a dormire tranquilli.


damiano.andreini@libero.it - www.intermezzieditore.it


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