Pinocchio occupa sicuramente un posto privilegiato tra i personaggi di fantasia che ci sono più cari. Per quasi 120 anni, da quando Carlo Lorenzini pubblicò la prima "Storia di un burattino" sul "Giornale per i bambini" siamo spesso andati a caccia dei luoghi dove Pinocchio ha vissuto, dei personaggi storici che si nascondono dietro le figure del libro e dei riferimenti a fatti storici reali, come se Pinocchio non fosse la straordinaria invenzione dell’immaginazione di uno scrittore, ma una persona veramente esistita con tanto di certificato anagrafico e domicilio, la cui vita possa essere ricostruita sulla base di documenti e testimonianze. Pinocchio si è guadagnato questo privilegio grazie sopratutto alla sua umanità, al fatto di essere un antieroe e non è errato in questo senso paragonarlo a "personaggi nobili" della nostra letteratura come Lucia Mondella e Lorenzo Tramaglino, dei quali i cultori dei Promessi Sposi cercano di rintracciare le abitazioni nei paesi vicino a Lecco. Oltre a porre un’esigenza di "identificazione storica", Pinocchio ha continuato a far discutere per la figura del suo autore: Carlo Lorenzini è stato definito di volta in volta un naif di provincia, un umorista leggero, ma anche uomo di cultura e grande scrittore alla maniera di Balzac e Sterne. "Collodi", che mentre pubblicava le avventure del suo Pinocchio, non avrebbe mai pensato di scrivere un capolavoro assoluto destinato ad essere tradotto in tutto il mondo, rimane tutt’oggi una figura controversa, a cui è difficile dare una collocazione precisa nella storia della letteratura italiana.

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