Tra le innumerevoli figure che hanno contribuito a rendere illustre il nome ella Scuola Normale di Pisa un posto d’eccezione spetta senza dubbio ad Enrico Fermi. Nato a Roma il 29 settembre 1901, si accostò allo studio della fisica fin da giovanissimo; terminato il Liceo Classico a 17 anni si presentò al concorso per l’ammissione alla Scuola Normale Superiore. Superò con la votazione di 8/10 lo scritto di algebra, con 9+ quello di geometria e senza votazione quello di fisica a causa delle difficoltà che lo svolgimento del testo provocava negli stessi commissari che agli orali gli assegnarono 10 in tutte le materie. Durante gli anni pisani Fermi coltivò la matematica sotto la direzione di Luigi Bianchi mentre, per quanto riguarda la fisica, si avvalse sia degli insegnamenti di Luigi Puccianti sia di studi autonomi che fecero di lui, a soli 19 anni, il maggior esperto in Italia dell’allora recentissima Teoria Quantistica. Divenuto docente di fisica teorica presso l’Università di Roma a soli 24 anni, Enrico Fermi divenne ben presto famosissimo grazie anche alla scoperta avvenuta nel 1934 dell’elemento 93, ottenuto bombardando con neutroni rallentati l’uranio 238. Dopo essere stato insignito del Premio Nobel per la fisica nel 1938 Enrico Fermi, già da anni docente presso università statunitensi, fu costretto ad abbandonare definitivamente l’Italia a causa dell’emanazione delle leggi razziali (la moglie era di origini ebraiche). Di lì a poco lo scienziato italiano fu tra i protagonisti del segretissimo "progetto Manhattan" che avrebbe portato gli Usa a produrre la prima bomba atomica. Enrico Fermi scomparve a Chicago nel 1954.

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