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Enrica... inghiottita dalla storia

Una donna, proveniente da una colta famiglia ebraica, la cui vita viene travolta dalle politiche razziali del fascismo e dalla guerra

 

Una storia che non comincia in Toscana quella della professoressa Enrica Calabresi, ma, come in uno dei più celebri romanzi di Bassani, Il Giardino dei Finzi Contini, tra le rossa mura di Ferrara e trova il suo tragico epilogo nel gennaio 1944 nel carcere di Santa Verdiana e Firenze. Trasferitasi giovanissima a Firenze per seguire i corsi di Scienze Naturali Enrica conoscerà l’amore breve e intenso di Giovanni che cadrà sulle cime alpine nel maggio del 1916. Un duro colpo per Enrica che deciderà di partire come crocerossina per il fronte dove rimarrà due anni, conoscendo direttamente gli orrori del guerra. Ritornata a Firenze la sua vita ruoterà intorno ai laboratori della Specola e alle aule universitarie: lasciati gli incarichi accademici all’inizio degli anni Trenta (Enrica non ha la tessera del partito ed è probabilmente esasperata da un ambiente in cui si stavano addensando le pesanti coltri del regime), nel 1933 si dedica alla carriera di insegnante in alcune scuole di Pisa e Firenze: qui nel liceo Galileo di Via Martelli, avrà tra i suoi allievi la futura astrofisica Margherita Hack, che ha mantenuto negli anni un ricordo molto vivido di questa professoressa molto preparata, ma allo stesso tempo timida e schiva. Enrica viene allontanata dalle scuole alla fine del 1938, in base a quanto disposto dalle leggi razziali, non ricevendo, come sottolinea lo stesso autore, neanche un timido gesto di solidarietà dai colleghi e dai superiori. L’insegnamento rimarrà la missione di Enrica; ma in una scuola molto diversa da quella irriggimentita e abbrutita dal fascismo. Sarà la scuole ebraica di via Farini, che la ospiterà insieme agli alunni cacciati dalle aule fiorentine, a consentirle di ridare dignità alla propria professione. Però il peggio doveva ancora arrivare per Enrica e la comunità che si era riunita intorno a Nathan Cassuto. Tornata a Firenze dopo l’8 settembre 1943, scampata alle terribili retate del novembre, continuerà ad abitare nella casa di Via del Proconsolo schiva e riservata come sempre, finché alla fine del gennaio 1944, i fascisti verranno a prelevarla per condurla al carcere di Santa Verdiana: Enrica si libererà dai suoi oppressori liberandosi dalla vita stessa. Una fiala di veleno metterà fine ad una situazione divenuta insostenibile, prima che i suoi aguzzini decidessero di trasferirla, come molti altri ebrei fiorentini, nei campi di sterminio.


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