Il viareggino Lorenzo Viani, uno degli artisti più controversi e problematici del Novecento italiano, autore dello struggente La benedizione dei morti del mare (Viareggio Museo Civico), subì al pari dei colleghi futuristi fiorentini e milanesi il fascino degli eventi bellici che facevano eco fin dal 1914 dai confini dai paesi europei coinvolti nella Grande Guerra. Per la verità Viani era partito da posizioni antimilitariste: nel 1912, in occasione dell’impresa coloniale in Libia, aveva disegnato Alla gloria della guerra, album di disegni dedicato agli orrori del conflitto italo-turco. Viani abbracciò il militarismo dopo aver ascoltato l’irredentista triestino Cesare Battisti al Politeama di Viareggio: il discorso del martire friulano convinse il pittore a scendere in campo e arruolarsi. Viani vestì il grigio verde nel luglio del 1916 e partì per il Carso. Il fronte per Lorenzo Viani si rivelò anche fonte di ispirazioni artistica. Tra l’orrore della morte dei compagni, la paura e la disperazione per le precarie condizioni igieniche e alimentari, l’esaltazione e la voglia comunque di combattere, Viani trovò il tempo per rifugiasi nel disegno: nacquero così dei carboncini su supporti ricavati alla "belle e meglio", carta da batteria, bende e asciugamani, in cui l’artista esprimeva la propria visione dell’esistenza e della natura nei tragici frangenti della guerra. Il 1 gennaio 1919 Lorenzo Viani venne congedato e ritornò alla sua darsena viareggina: la guerra non si era rivelata una tappa per la costruzione della giustizia sociale, come aveva sperato prima di arruolarsi. Seguirono anni difficili e violenti, in cui Viani ripercorse gli anni al fronte con la consapevolezza del grande inganno perpetrato ai danni degli italiani mandati a morire.

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