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Gli “Etruschi” di Murlo

Il luogo senese dove poter ancora toccare con mano la civiltà etrusca

Tratto da "Slowtuscany". La Toscana raccontata da Damiano Andreini

 

Questa volta vi parlerò degli... etruschi di Murlo. L'avvio è brusco, mi rendo conto, ma vorrei arrivare subito al dunque: a circa trenta chilometri da Siena, in direzione di Roma, c'è un borgo collinare isolato dalle strade principali dove è ancora possibile incontrare alcuni (35) etruschi in carne ed ossa. Possibile? Certo: gli abitanti di Murlo.
Prima di tutto però, qualche cenno sugli etruschi: gli etruschi erano gli abitanti di gran parte dell'Italia centrale tra il IX e il II secolo prima di Cristo; erano venuti in Italia forse esuli di qualche regione del Medio Oriente (probabilmente dall'attuale Turchia) e alla fine furono sottomessi da Roma e le loro città ridotte al ruolo di colonie romane. Tuttavia già dai primi secoli del loro stanziamento in Italia, avevano sviluppato un'organizzazione sociale, culturale e commerciale uniche in Europa, e se non è certo che avessero essi stessi fondato Roma, è sicuro che i primi re di Roma furono etruschi.

Ci hanno lasciato opere d'arte dal valore inestimabile come la Chimera, gli affreschi delle tombe principesche o i magnifici pezzi d'oreficeria oggi conservati nei musei archeologici di mezzo mondo. E' anche assodato che nelle scuole etrusche fossero educati i rampolli dell'aristocrazia romana, la stessa che più avanti nel tempo avrebbe cancellato gran parte dell'identità etnica e culturale di quel meraviglioso popolo imponendogli la propria. Gli etruschi producevano l'olio e il vino e lo esportavano in mezza Europa (il più antico contenitore per vino ritrovato in Francia è etrusco).
L'Etruria era una confederazione di 12 città, la cosiddetta 'dodecapoli'. Si può anche dire, sbagliando di poco, che quasi tutte le città e i paesi collinari toscani abbiano un'origine etrusca.

Così anche il piccolo borgo di Murlo dove, qualche anno fa, arrivò un gruppo di ricercatori dall'Istituto di Genetica dell'Università di Torino: dopo un'indagine storica condotta anche su altri centri della Toscana Meridionale, gli studiosi videro appunto in Murlo un paese quasi estraneo ai consueti sviluppi della storia (invasioni, guerre) e lontano dai porti o dalle grandi vie di comunicazione, in cui dunque proprio la condizione di forte isolamento degli abitanti ne avesse mantenuto un patrimonio genetico quasi incontaminato. Le ricerche confrontarono il DNA prelevato da antiche ossa etrusche con quello dei murlesi: ne emerse che proprio questi ultimi conservavano ancora diverse caratteristiche genetiche degli etruschi: dall'antico popolo sarebbero stati ereditati i lineamenti del volto (occhi distanti tra loro, naso dritto e attaccato alla fronte, zigomi piuttosto pronunciati) e la struttura delle dita dei piedi. Sappiamo anche, per altre vie, di curiosi 'lasciti' etruschi: oltre ad alcune ricette culinarie (la ribollita e le lasagne), perfino quella C aspirata della "Coha-Hola" che è il marchio distintivo del dialetto toscano.

Alla notizia che in Toscana era possibile fare quattro chiacchiere con degli etruschi in carne ed ossa (e in ottima salute), piombarono a Murlo inviati della stampa e della televisione internazionali: uno tra i servizi più completi fu curato dal prestigioso settimanale francese Le Figaro, che dedicò alla vicenda un intero inserto; ma la questione della ”etruschità” dei murlesi è ancora d'attualità, almeno a considerare il numero di studiosi, giornalisti e curiosi che ogni anno invadono il piccolo e assolato comune senese. Dalle parole di Camilla e di Luciano, i due “etruschi” di Murlo che mi hanno raccontato per filo e per segno tutti i particolari di questa curiosa storia, si capisce che loro, i diretti interessati, questa vicenda l'hanno vissuta più che altro come un gioco. Naturalmente, potendo vantare una parentela così illustre, qualcuno di loro tradisce un filo d'orgoglio, ma mi ricordo anche che qualcun altro, al giornalista televisivo che gli domandava come si sentisse ad essere etrusco, un po' preoccupato rispose: 'Mah,... io mi sento normale'.

damiano.andreini@libero.it - www.intermezzieditore.it

 


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