Galileo nacque nella casa materna il 15 febbraio 1564 alle tre pomeridiane, al termine di un parto particolarmente laborioso. La mamma è Giulia degli Ammannati, imprenditori nel commercio di legname e nell’edilizia; il padre Vincenzo, nato nella vicina Santa Maria a Monte, è musicista e teorico della musica di profonda cultura e di vasti interessi. Dalle finestre di Casa Ammannati l’antica Chiesa di Sant'Andrea appare sulla destra, mentre l'attuale Palazzo di Giustizia sorge in luogo di un vasto isolato di origini medievali demolito negli anni trenta del Novecento. Sul retro del Palazzo di Giustizia la Piazzetta San Luca può dare una pur vaga idea dei caratteri dell'antico quartiere.
Sul Lungarno adiacente, all'angolo con Piazza Mazzini, l'attuale palazzo della Prefettura (Palazzo Medici) fu la prima residenza della famiglia Medici a Pisa. Alla nascita di Galileo da lì si irradiavano le scelte destinate a dare un ruolo decisivo a Pisa nell’ambito del costruendo nuovo stato regionale, il futuro Granducato di Toscana. Le strutture della Fortezza Nuova (opera dell’architetto fiorentino Giuliano da Sangallo), sulla sponda sinistra dell’Arno, definiscono i contorni dell’odierno Giardino Scotto (Fortezza Nuova).
In direzione opposta, seguendo il corso del fiume, la Piazza Cairoli (Piazza de' Chavoli), era il cuore popolare della Pisa del tempo. Delimitata a nord dalla Chiesa di San Pierino e ad ovest dal porticato sormontato dallo stemma mediceo, la piazza è dominata dalla statua dell’Abbondanza (opera di Pierino da Vinci), a ricordarne la funzione di zona di approvvigionamenti. Il mercato che lì si svolgeva doveva essere particolarmente congeniale per il giovanissimo Galilei, con i clamori delle contrattazioni, il viavai dei carri, il fiume solcato da barche cariche di merci, la banchina attrezzata di ganci, rulli, carrucole e altri marchingegni. Secondo quanto ci riferisce il suo allievo e biografo Vincenzo Viviani: “Cominciò questi né prim’anni a dar saggio della vivacità del suo ingegno, poiché nell’ore di spasso esercitavasi per lo più in fabbricarsi di propria mano varii strumenti e macchinette, con imitare in piccol modello ciò che vedeva d’artifizioso, come di molini, galere et anco d’ogni altra macchina ben volgare”. Gli attuali scali Roncioni e, al di là del fiume, Delle Rene, possono dare una soltanto vaga idea dell’approdo che alimentava il mercato dal fiume.
Il centro dei commerci si distribuiva attorno al Ponte Vecchio, il vecchio ponte medioevale a tre archi collocato più a monte rispetto all'attuale. File di edifici incombevano agli estremi del ponte, in luogo delle attuali due piazze. Di questi luoghi restano le Logge di Banchi sulla riva sinistra dell'Arno e, introdotta da un pregevole altorilievo ligneo quattrocentesco raffigurante la Madonna con Bambino, la medievale via di Borgo Stretto sulla riva destra. Qui una lapide ricorda il palazzo che Vincenzo Galilei prese in affitto a pochi mesi dalla nascita di Galileo.
La contigua cinquecentesca Piazza delle Vettovaglie costituisce insieme a Borgo un pressoché ininterrotto succedersi di loggiati in cui si concentravano numerose botteghe. È in questi luoghi che Galileo, “d’aspetto grave, di statura più tosto alta, membruto e ben quadrato di corpo, d’occhi vivaci, di carnagione bianca e di pelo che pendea sul rossiccio”, e pure “giocondissimo nella conversazione, nel discorso grato, nell’espressione singolare, arguto né motti, nelle burle faceto”, consuma gli anni della prima docenza - tra il 1589 e il 1591 - presso lo Studio Pisano, dopo esserne stato allievo dal 1581 al 1586. Sono anni prima spensierati, poi tormentati quando giungerà, inaspettata, la morte del padre e a lui spetterà il mantenimento della madre e dei fratelli. Essendo sempre più improbabile la conferma della cattedra a Pisa, Galileo dovrà trovarsene un’altra a Padova.
l Palazzo della Sapienza (Via Curtatone e Montanara), sede dell’Università col caratteristico cortile con doppia loggia giunto sino a noi pressoché intatto, compendia gli anni pisani della giovinezza e della maturità di Galileo. Qui è l’incompreso e mal pagato docente di matematica ma anche, al ritorno da Padova, lo scienziato famoso del Sidereus Nuncius. Quando lascia il Veneto per tornare in Toscana nel 1610 Galileo ha 46 anni. È “Matematico primario dello Studio di Pisa” ma esentato dall’insegnarvi per dare libero corso alle sue ricerche. Sin dai tempi del primo insegnamento pisano, lo scienziato si era fatto beffe del conformismo imperante tra i colleghi, che sembrava uniformarsi alla citazione biblica “il timore di Dio è l’inizio della sapienza” ancora oggi murata all’ingresso della Sapienza.
Se il Ponte di Mezzo (Ponte Vecchio) e Borgo rappresentano il centro dei commerci e la Sapienza quello degli studi, in Palazzo Reale (Lungarno Pacinotti), residenza granducale a partire dal 1587, si esercita il potere. Galileo è tornato in Toscana per volere del granduca Cosimo II, che lo ha così ripagato per aver intitolato alla sua Casa le appena scoperte quattro lune di Giove, chiamate appunto “Pianeti Medicei”. A corte conta su appoggi che controbilanciano ostilità diffuse. Dalla sommità della torre annessa al palazzo Galileo punta i suoi cannocchiali verso la volta celeste. Lo fa anche per assecondare la passione della famiglia granducale per gli oroscopi, mentre gli giungono gli echi dei preparativi delle feste di corte e del Gioco del Ponte combattuto in Ponte di Mezzo.
Galileo è un sincero credente e pensa in buona fede che quanto appurato sul mondo della natura debba essere accolto anche se contraddice alcuni passi biblici. Portatosi allo scoperto con alcune lettere non potrà sottrarsi ad una solenne ammonizione, preludio al processo e alla condanna finale che gli sarà comminata nel 1633. La prima delle quattro missive che lo comprometteranno, conosciute oggi come "lettere copernicane", venne indirizzata al discepolo e amico Benedetto Castelli, che gli aveva in precedenza riferito - in termini troppo ottimistici e dunque fuorvianti - di una conversazione avvenuta nella sala dei banchetti di Palazzo Reale, alla presenza dei Granduchi, sul tema della compatibilità tra dettati della Bibbia e teoria eliocentrica. In Palazzo Reale, oltre alla Torre del Cantone, è possibile visitare le sale dei ritratti medicei - in particolare dei Granduchi Ferdinando I e Cosimo II e delle Granduchesse Maria Cristina di Lorena e Maria Maddalena d'Austria - e le sale del Gioco del Ponte.
L'effige di Cosimo II si affaccia sulla Piazza dei Cavalieri in una delle nicchie ovali che ospitano i ritratti dei Medici sulla facciata del Palazzo della Carovana. Alla metà del Cinquecento la piazza divenne sede dell’Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano, messo dai Medici al servizio di Papa Pio IV e della cristianità. I lavori per dare all’Ordine i necessari palazzi (opera del Vasari) iniziarono nel 1562 per terminare all’inizio del Seicento, dimodoché Galileo, dopo averne visto il cantiere, ne poté vedere anche la conclusione. Delle glorie militari dell’Ordine la Chiesa di Santo Stefano dei Cavalieri conserva straordinarie memorie. All’interno si trovano porzioni di fiancate di imbarcazioni da parata finemente scolpite, mentre alle pareti sono dispiegati i grandi vessilli strappati al nemico nella battaglia di Lepanto e in altri scontri svoltisi nel Mediterraneo. Quattro dei dipinti che decorano il soffitto furono eseguiti da Cristoforo Allori, dall’Empoli e dal Cigoli, artisti legati da rapporti di stima ed amicizia con Galileo. In particolare il Cigoli, che Galileo riteneva il primo pittore dei suoi tempi, arrivava ad attribuire “in gran parte quanto operava di buono all’ottimi documenti” fornitigli dallo scienziato. Oltre a fargli un ritratto, purtroppo andato disperso, Cigoli fece a Galileo un audace omaggio, rappresentando le appena scoperte montagne lunari e fasi di Venere nell’Assunzione della Vergine, affrescata in Santa Maria Maggiore a Roma. Del Cigoli è anche la lettera da Roma per Galileo, datata ottobre 1610, nella quale riferisce dello scetticismo di padre Clavio, illustre professore di matematica al Collegio Romano, verso il cannocchiale.
Nel 1600, il secolo di ferro inaugurato dalla feroce Guerra dei Trent'Anni, le scoperte della scienza e della tecnica erano apprezzate in particolare per la loro applicazione alle arti militari. Galileo studiò a lungo un macchinario - il celatone - che avrebbe dovuto perfezionare l'avvistamento attraverso il cannocchiale di vascelli nemici sul mare, assicurando la necessaria stabilità all'osservatore e consentendo una migliore valutazione delle distanze. Nel 1617 Galileo fu per questo prima a Livorno, poi a Pisa dove effettuò delle ricerche e osservazioni assieme a Benedetto Castelli, dai giardini del Convento dei Gesuati, oggi sede della Scuola Sant'Anna (Convento dei Gesuati) in Piazza Martiri delle Libertà, prendendo a riferimento il campanile della vicina Chiesa di Santa Caterina.
Irresistibile fu per i primi biografi di Galileo l’associazione della Piazza dei Miracoli col grande scienziato, anche a costo di qualche piccola approssimazione. Così Vincenzo Viviani anticipa di qualche anno la collocazione in Cattedrale di una grande lampada, dalle cui oscillazioni il giovane Galileo avrebbe derivato la scoperta dell’isocronismo delle oscillazioni del pendolo. Alla Torre Pendente vengono riferite le esperienze sul moto dei gravi, alla presenza di insegnanti e allievi dell’Università. All'interno del Duomo il monumento funebre dedicato a Giuliano de' Medici, collocato sulla controfacciata, ricorda il colto ecclesiastico e diplomatico che fece da tramite tra Galileo e la corte imperiale in Praga, favorendo inoltre il fecondo scambio di corrispondenze scientifiche tra il grande pisano e l'astronomo tedesco Giovanni Keplero. A Giuliano Galileo indirizzò tra l'altro i celebri anagrammi attraverso i quali comunicava cripticamente la particolare forma di Saturno avvistata con il cannocchiale e le fasi di Venere.
Infine, pur non avendo alcun nesso con la vicenda storica di Galileo, la Domus Galileiana (Via Santa Maria, 26), fondata nel 1942 sotto gli auspici di Giovanni Gentile, Direttore della Scuola Normale Superiore, è tra le maggiori realtà promotrici della figura dello scienziato a Pisa. Dispone di una grande biblioteca, di un paio di lettere autografe di Galileo e di materiale relativo a personalità che hanno dato lustro alla città, da Antonio Pacinotti a Enrico Fermi. L’ingresso, sormontato dall’emblema dei Galilei, si trova in via Santa Maria, poco dopo la chiesa di San Nicola.
Testo di Roberto Sonnini

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