"C’è una regione del mondo dove le colline sono onde coltivate" dice un’indovinata pubblicità sulla Toscana, che si avvia verso il Terzo Millennio. Colline caratterizzate da imponenti cipressi, antichi oliveti e vigneti a perdita d’occhio. La Toscana e Firenze, un binomio perfetto e inscindibile che fa pensare davvero a qualcosa di meraviglioso.
Si estende ad est delle rive del Tirreno fino agli Appennini e a sud del golfo ligure fino alle dolci colline della Maremma, ma il suo "cuore" è proprio nel Chianti. Nella sua forma quasi triangolare la Toscana propone un territorio fatto apposta per la vite che è presente un po’ ovunque nelle dieci province di cui è composto il territorio regionale.
La Toscana e Firenze sono a buon diritto anche oggi un punto base nella storia dell’enologia mondiale. Insomma non si può parlare di vino, in qualsiasi parte del mondo, senza pensare ai vigneti disseminati sulle colline toscane. La viticoltura toscana si estende su 64.462 ettari, la produzione annua è di 2.220.000 ettolitri, con una incidenza delle DOC e delle DOCG del 45 per cento. Un patrimonio di 39 denominazioni di cui 5 controllate e garantite, 5 Igt e un gran numero di Super Tuscan. Nella regione si coltivano in maniera più o meno estesa questi vitigni: canaiolo, chardonnay, grechetto, malvasia del Chianti, moscato bianco, pinot bianco sauvignon, trebbiano toscano, vermentino, vernaccia di San Gimignano, aleatico, brunello di Montalcino, canaiolo nero, merlot, montepulciano, sangiovese. Buona parte del vigneto toscano, circa il 30 per cento, è obsoleto, ma da alcuni anni si sta procedendo un po’ ovunque all’impianto di nuovi vigneti. E’ famosa nel mondo per i suoi grandi vini rossi, come il Chianti appunto, il Chianti Classico, il Brunello di Montalcino, il Nobile di Montepulciano.
L’anima della Toscana è il vitigno Sangiovese, con la sua fragranza fruttata e le note aromatiche, equilibrate dall’acidità e dal tannino maturo. Un’uva rossa di grandissima qualità e carattere, ma di non facile coltivazione, che dà risultati molto diversi a secondo del microclima e del terreno dove viene coltivata. Una varietà oggi finalmente rivalutata in tutti i suoi meriti. Dagli Anni Novanta i produttori toscani hanno cominciato la vinificazione di vitigni internazionali come il cabernet sauvignon e il syrah che uniti al Sangiovese hanno dato vita ai Super Tuscan, vini da tavola di qualità, grandi vini di stile innovativo che hanno conquistato i mercati mondiali grazie alla loro personalità di indiscutibile origine. Il terroir toscano infatti non è altrove riproducibile e il Sangiovese continuerà ad esprimersi proprio nei vigneti toscani. Recentemente si sono ottenuti ottimi risultati con il Sangiovese in purezza e con la riscoperta di alcuni vitigni autoctoni che rischiavano di scomparire come il colorino che un tempo i contadini usavano per il "governo" del vino, e il foglia tonda, le cui origini si fanno risalire addirittura al Seicento.
In Toscana non c’è mai stata una forte tradizione per i vini bianchi. La principale varietà bianca del territorio è il trebbiano toscano, ottima base neutra per la miscelazione con lo chardonnay o il malvasia del Chianti. Il malvasia e il trebbiano sono utilizzati anche per il Vin Santo, vino dolce e secco naturale da meditazione che si ottiene con un procedimento di vinificazione molto lungo e quindi anche molto costoso. Un tempo nelle campagne toscane si conservavano gelosamente le poche bottiglie di questo prezioso nettare, molto costoso a causa della sua lunga fase di preparazione, un vero tesoro dunque, da bere solo per occasioni importanti come matrimoni o nascite o come corroborante dopo gravi malattie. La sua rinascita che risale solo a pochi anni fa, lo ha portato ai vertici dei vini passiti naturali italiani, per abbinamento non solo ai dolci, ma anche ai formaggi stagionati e al paté di fegato. Da alcuni anni i vini della Toscana stanno ottenendo successi non indifferenti e i riconoscimenti ad alto livello non sono mancati.

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