Terra ibrida e complessa l'Amiata, compresa com'è tra la Val d'Orcia e la Maremma, fra l'ocra e il grigio e il verde scintillante che circondano questa terrazza naturale: l'antico vulcano prolifero, prospero di vita e ricco di natura. Una terra che nutre i cinghiali e i lupi, le orchidee e le centinaia di erbe spontanee che sorgono generosamente da un ambiente placido e sereno.
La cinta senese rotola su questa terra, come sugli affreschi dei Lorenzetti e di Francesco Nasini, smovendola con la zampa, nutrendosene e rigenerandola. E poi, bianche sul verde smeraldo, le vacche maremmane oppure struzzi impettiti, con le eleganti piume, come signore di un tempo trascorso. Una terra fertile che per secoli ha nutrito chi la coltivava con passione e con cura, ricambiandolo con doni lussureggianti: i funghi, le castagne.
Storia e cultura. La storia dell'Amiata si perde nella notte dei tempi, nelle ere geologiche, quando i sommovimenti della pangea in assestamento hanno portato al formarsi di un vulcano che per millenni è stato attivo e dopo è diventato la principale fonte di sostentamento della gente che è venuta a viverci.
L'Amiata è un centro di vita e di cultura. L'acqua è il suo elemento primario, la terra, il fuoco e l'aria quelli che le girano intorno. Da questo pullulare di vita è nata una cultura ed è nata un'arte che ancora oggi sono degne di ammirazione. L'arte di Siena, dal Medioevo a oggi, e l'arte della Maremma si incontrano sull'Amiata e si perdono nei boschi di faggi e di castagni, nelle sei riserve naturali che popolano quella che Ernesto Balducci, nato a Santa Fiora, chiamava un'isola in terraferma.
Acqua. Tre sono le acque dell'Amiata: quelle zampillanti delle sorgenti, quelle freddissime della neve, che ricoprono di un tappeto bianco la vetta durante l'inverno e infine quelle calde delle terme, che fanno corona alla montagna, tutt’intorno. Le acque sgorgano prepotenti dalla roccia, a Santa Fiora o a Vivo d'Orcia, si spandono per i boschi, scintillano in corsi serpentini. Si congelano discendendo dalle nubi alla vetta, in mille piccoli gioielli cristallini, che fanno la felicità degli sciatori e dei ragazzi. E poi scivolano un po' subdole verso le pozze e le piscine, piene di zolfo, benefiche e calde, come un liquido amniotico, che è quello del ventre della nostra terra madre.
Fuoco. Essendo una terra antica, l'Amiata ha i suoi riti primitivi, tribali, che solo da poco tempo ha lasciato condividere anche a chi viene da fuori. Il fuoco è il suo elemento, perché il fuoco purifica, distrugge e ricrea e rende la terra fertile. Ecco perché ovunque sull'Amiata ci sono fuochi. Fuochi d'estate (per San Giovanni i contadini bruciano la stoppa, i residui del fieno appena falciato) e fuochi d'inverno (per augurare un buon raccolto nell'estate successiva). Le fiaccole, i falò, la Focarazza, che caratterizzano il periodo natalizio, non sono che le trasformazioni di una cultualità primitiva ancora legata alle radici. Le ceneri si spargono al vento, nei campi, come quelle del corpo di un dio sacrificato e che tornerà a rigenerarsi a primavera, perché la primavera non venga a mancare.
Aria. L'aria delle alte quote, frizzante e un tantino visionaria: un punto di partenza verso gli spazi immensi e verdi dell'Amiata circostante e non solo, verso l'Appennino, verso il lago di Bolsena, a perdita d'occhio. È come stare sollevati su una mongolfiera e avere sotto lo sguardo tutto il mondo. La leggerezza ci pervade sui prati della montagna e l'aria trasparente rende ogni cosa più visibile, più concreta. Una danza aerea intorno al cono della montagna, sulla cui vetta la Croce, portata in spalla dagli amiatini, servì ai vecchi minatori per avere un altro punto di osservazione, ancora più alto, ancora più lontano. Siamo nani sulle spalle dei giganti - dicevano gli antichi. E gli amiatini sono piccoli uomini su questo antico vulcano, che porta verso l'alto, verso il fresco, verso il turbinare di un'atmosfera rarefatta.