Le colline del Chianti sono una dolce catena ondulata a cavallo fra le province di Firenze, Siena e Arezzo e segnano il confine orientale di questa terra di secolare civiltà con il Valdarno e la Valdichiana. La vetta più alta è quella di Monte San Michele nel comune di Greve in Chianti. Il rimanente territorio risulta invece prevalentemente collinare e i comuni presenti in questa area costituiscono parte della zona di produzione del Chianti, vino rosso DOCG.
Se dal punto di vista geografico i confini del Chianti sono confusi e contesi, dal punto di vista storico, invece, si considera Chianti il territorio dei comuni di Gaiole, Radda e Castellina, ovvero la vecchia Lega del Chianti, poi Provincia del Chianti, compresa nella Provincia di Siena. Con la costituzione della zona vinicola Chianti nel 1932, che comprendeva la sottozona Classico e le zone dell'attuale Provincia di Firenze, si è ampliata la zona geografica. Molte località e perfino un Comune (Greve nel 1972 ora Greve in Chianti), con gli anni, hanno anche cambiato toponomastico aggiungendo "in Chianti". Già il Granduca Cosimo III de' Medici nel 1716, ad esempio, faceva arrivare la zona del Chianti fino a lambire il territorio di Greve e Panzano, pur senza entrarvi.
Un viaggio nella tradizione gastronomica toscana non può che cominciare dagli alimenti che tradizionalmente sfamavano i poveri e che sono stati nobilitati a tal punto da diventare prelibati ingredienti della "nouvelle cousine" internazionale. Basti pensare a tipici piatti quali la ribollita, il collo ripieno, i fegatini di pollo, la blasonata trippa, o ad ingredienti che anni fa, il mangiarli, rappresentava quasi una punizione: "mangerai pane secco e cipolle!", si diceva al figlio che non aveva voglia di studiare.
L'antico detto "Hai mangiato tanto collo di papero" rimanda al fatto che quando i contadini allevavano paperi, chi poi se li mangiava era il padrone e le frattaglie erano l'umile pasto del popolo. Di umili origini, ma non di umili preparazioni, sulle tavole dei migliori ristoranti toscani, i prodotti dell'antica tradizione contadina sono stati nobilitati dalle mani esperte di moderni cuochi.
Tutto ciò si nota, non solo sulle tavole dei ristoranti, ma anche in tutte quelle attività che fanno da contorno alla cucina, per offrire al cliente una professionalità non comune nel coltivare, preparare e produrre. E poi nel Chianti la gastronomia vive in funzione di uno sposo di riguardo che si veste di rosso: il vino.
Un viaggio nella tradizione gastronomica toscana non può che cominciare dagli alimenti che tradizionalmente sfamavano i poveri e che sono stati nobilitati a tal punto da diventare prelibati ingredienti della "nouvelle cousine" internazionale. Basti pensare a tipici piatti quali la ribollita, il collo ripieno, i fegatini di pollo, la blasonata trippa, o ad ingredienti che anni fa, il mangiarli, rappresentava quasi una punizione: "mangerai pane secco e cipolle!", si diceva al figlio che non aveva voglia di studiare.
L'antico detto "Hai mangiato tanto collo di papero" rimanda al fatto che quando i contadini allevavano paperi, chi poi se li mangiava era il padrone e le frattaglie erano l'umile pasto del popolo. Di umili origini, ma non di umili preparazioni, sulle tavole dei migliori ristoranti toscani, i prodotti dell'antica tradizione contadina sono stati nobilitati dalle mani esperte di moderni cuochi.
Tutto ciò si nota, non solo sulle tavole dei ristoranti, ma anche in tutte quelle attività che fanno da contorno alla cucina, per offrire al cliente una professionalità non comune nel coltivare, preparare e produrre. E poi nel Chianti la gastronomia vive in funzione di uno sposo di riguardo che si veste di rosso: il vino.

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